Il Monte Barca a Bronte: storia di un antico cono vulcanico monogenico

Alle pendici occidentali dell'Etna, nel territorio di Bronte, sorge il Monte Barca,  un antico cono vulcanico celebre per la particolare forma che, appunto, richiama quella di un’imbarcazione. La sua morfologia deriva dalla presenza di tre bocche esplosive allineate lungo la frattura eruttiva.

Il curioso monte che si scorge andando in direzione Adrano-Catania, dirimpetto il Cimitero di Bronte, risale – secondo una serie di datazioni radiometriche tramite isotopi di Argon – a circa 28 mila anni fa. Poiché la bocca centrale era meno attiva delle altre due, gli estremi del cratere allungato nel senso della frattura sono cresciuti di più rispetto alla parte centrale, imprimendo al cono le sembianze di un grosso barcone da pesca.

Sebbene oggi ricoperto da una fitta vegetazione, il Monte Barca va considerato a tutti gli effetti un cratere estinto, un cono di scorie nato da una risalita di magma a 15 km di distanza dal cratere sommitale (fase dell’Ellittico) favorita dalle strutture tettoniche presenti in loco. L’interazione tra il magma ad altissima temperatura e le falde acquifere presenti nel sottosuolo diede luogo ad una forte attività esplosiva. Oltre alle esplosioni freato-magmatiche, con emissione di lapilli, bombe vulcaniche e più generalmente di prodotti piroclastici, si assistette anche ad una debole od al più moderata attività stromboliana, con emissione di piccole fontane di lava ed una colata lunga circa 1 km. A rivelarlo è uno studio pubblicato nel 2008 da un gruppo di ricercatori catanesi, con a capo il Vulcanologo INGV Stefano Branca.

Più in generale, i vulcani monogenici sono strutture di piccole dimensioni che si formano da un'unica eruzione. Possono avere forme diverse che dipendono dal grado di esplosività dell'eruzione. Si chiamano coni di scorie gli apparati costituiti prevalentemente da scorie vulcaniche, con fianchi molto ripidi, oltre 30°, che tendono ad appiattirsi in tempi brevi, essendo formati da materiale incoerente. I franamenti si verificano anche nel corso dell'eruzione e le scorie più grossolane possono rotolare dai fianchi, sia all'esterno che dentro il cratere. I coni etnei, più o meno antichi e presenti in gran numero su tutti i versanti, sono oltre 200.

Andrea Bonina

Laureato in Geologia presso l’Università di Catania con tesi sperimentale sull'analisi e sulla modellistica della pluviometria e dei dissesti idrogeologici del versante nordoccidentale dell'Etna. Collaboro con l’associazione MeteoSicilia, curo la rubrica meteorologica per il quotidiano online 'La Gazzetta Catanese' e gestisco il blog di 'Meteo Bronte'.

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