Etna ovest: i Monti De Fiore, un esempio di eruzione eccentrica ‘archetipica’

L'eruzione dei Monti De Fiore, modesta per i volumi emessi, svincolata dai condotti centrali e preannunciata da una crisi sismica sul versante occidentale, rappresenta una pietra miliare della vulcanologia etnea in epoca storica. Un punto di svolta che ha rivelato le variazioni composizionali dei magmi in risalita nel feeding system dell'Etna negli ultimi 40 anni

I Monti De Fiore si collocano sul fianco occidentale dell'Etna, tra i territori comunali di Bronte e Adrano. Si tratta di due coni piroclastici risalenti al 1974 e di indubbio interesse vulcanologico: rappresentano, infatti, un raro esempio di eruzione eccentrica, causata dalla risalita di un dicco lungo un condotto indipendente dal sistema centrale. I prodotti emessi presentano caratteristiche petrologiche e mineralogiche peculiari, assai differenti da quelle tipiche delle attività eruttive terminali (direttamente dai crateri sommitali) e subterminali (da bocche eruttive poste sui fianchi o alla base dei coni sommitali) dell'Etna.

Il versante ovest è conosciuto anche come il "rift occidentale" dell'Etna, settore nel quale si osserva una notevole densità di fratture e bocche eruttive di fianco, fra le quali spiccano gli antichi coni piroclastici di Monte Minardo, Monte Ruvolo e Monte Lepre. La prima eruzione documentata da testimonianze dirette è stata quella del 1651-1653, alimentata da una fessura eruttiva non più visibile: il campo lavico, contraddistinto dalle peculiari lave a corde, danneggiò gravemente l'allora piccolo abitato di Bronte. Sono degne di nota anche le eruzioni del 1727, 1832, 1843 (nella quale morirono oltre 50 persone per un'esplosione freato-magmatica) e quella del 1949, tra le ultime in epoca recente.

I monti De Fiore I e II e le colate laviche, brevi e piuttosto spesse, che si presentano oggi agli occhi degli escursionisti.

PRELUDIO E CRISI SISMICA — La storia dei Monti De Fiore inizia nel mese di gennaio del 1974 con una crisi sismica sul basso fianco occidentale dell'Etna. I terremoti, inizialmente superficiali (2-3 km) e di modesta entità, si intensificarono rapidamente, scuotendo numerosi comuni etnei. Gli ipocentri divennero via via più profondi (fino a raggiungere un massimo di 23 km) e migrarono verso l'area sommitale, secondo un asse disposto WSW-ENE. L'apice della sismicità si registrò il 21 gennaio, con numerose scosse di magnitudo compresa tra 3.4 e 4.3.

MONTE DE FIORE I — Nel tardo pomeriggio del 30 gennaio 1974, dall'apertura di una singola bocca eruttiva a quota 1670 m ebbe origine un'intensa attività stromboliana, con fontane di lava alte dai 150 ai 400 m. Tale attività ha rapidamente cominciato a costruire un cono piroclastico (successivamente battezzato Monte De Fiore I), che già dopo tre giorni aveva raggiunto un'altezza di circa 70 m. Dopo un'alternanza tra fasi effusive ed episodi esplosivi, l'attività di Monte De Fiore I si concluse il 17 febbraio.

MONTE DE FIORE II — Nove giorni dopo la fine della prima fase dell'eruzione, ebbe inizio una nuova crisi sismica nel settore occidentale e sud-occidentale dell'Etna, con caratteristiche simili a quella che aveva preceduto la precedente, sebbene con minore rilascio di energia sismica. Risale alle prime ore dell'11 marzo l'apertura di una bocca eruttiva circa 200 m a ovest del Monte De Fiore I, ad una quota di circa 1650 m sopra il livello del mare. Anche in questo caso, si è osservata una violenta attività stromboliana con fontane di lava alte 500-600 m, che ha portato alla rapida crescita di un secondo cono piroclastico, dalla forma di un ferro di cavallo aperto verso ovest, successivamente battezzato Monte De Fiore II. L'attività esplosiva, dall'andamento altalenante, raggiunse la massima intensità fra il 19 e il 22 marzo, dopo una nuova serie di terremoti. L'attività del Monte De Fiore cessò il 29 marzo, data che marca la fine dell'eruzione del 1974.

Il neonato Monte De Fiore II (a destra) in attività di fontana di lava e l'ormai spento M. De Fiore I a sinistra, visti dal fianco occidentale del Monte Nuovo, guardando verso sud-est. Mosaico di due foto scattate fra l'11 e il 12 febbraio 1974 da Salvatore Cucuzza.

VOLUMI ANOMALI — Complessivamente, il volume di materiale piroclastico prodotto durante le due fasi dell'eruzione del 1974 è stato calcolato in 3.52 x 106 m3. Ciò attribuisce all'eruzione dei Monti De Fiore un tasso eruttivo medio (su 35 giorni di attività) di 1.8 m3 s-1, che è insolitamente basso per un'eruzione di fianco. Le colate, per altro, presentano lunghezze assai modeste (un massimo di 1,5 km per MDF I e 1,3 km per MDF II) e spessori notevoli, fino ai 20 metri.

MINERALOGIA E GEOCHIMICA — Sulla base delle analisi modali, i prodotti eruttati durante l'eruzione del 1974 rientrano nel campo dei trachibasalti potassici. I prodotti piroclastici eiettati dai Monti De Fiore I e II sono subafirici: presentano una matrice prevalentemente vetrosa, con rara presenza di fenocristalli di olivina (1-3%) , clinopirosseno e titanomagnetite. Il plagioclasio si riscontra solo nella pasta di fondo, a tessitura criptocristallina.

Una composizione marcatamente differente da quella dei prodotti delle eruzioni sommitali etnee: le bombe vulcaniche e le colate emesse dalle eruzioni terminali nello stesso anno presentano, infatti, dal 25 al 30% di fenocristalli, dei quali il 15-20% in volume è costuito da plagioclasio idiomorfo, il 10-15% vol. da pirosseno euedrale e il restante 1-5% da olivina e ossidi opachi. La pasta di fondo è costituita dalla stessa paragenesi.

LE IPOTESI: UN NUOVO MAGMA? —  Sulla base delle signature geochimiche (studio degli elementi in tracce, rapporti isotopici, ecc.) e delle evidenze mineralogiche sinteticamente sopra esposte, secondo lo studio di Corsaro et al. i prodotti eruttati nell'eruzione dei Monti De Fiore sarebbero il risultato del mescolamento, a circa 10 km di profondità, tra due magmi differenti per origine e caratteristiche. Un mixing tra una vecchia massa magmatica (che avrebbe contribuito per il 25%) povera in potassio, più vicina alle composizioni tipiche dei basalti etnei e ben rappresentata dall'eruzione della Montagnola del 1763, e una grande abbondanza (75%) di nuovo magma, composizionalmente primitivo, insolitamente ricco in alcali, particolarmente radiogenico e affine a quelli estrusi nelle due eruzioni di fianco del 2001-2003.

Ricostruzione dell'intrusione magmatica dell'eruzione del 1974. Da Corsaro et al., 2009.

In questo quadro, l'eruzione eccentrica del 1974 rappresenterebbe un punto di svolta nella recente storia etnea. Archetipo di un'intrusione magmatica (Deep Dike Feed) generata a partire dai 10-12 km di profondità (tra la piattaforma carbonatica Iblea e il basamento cristallino), svincolata dal sistema dai condotti centrali e per caratteristiche assai differente da quelle di epoca storica. L'ascesa del dicco magmatico, secondo le evidenze vulcanologiche, sismiche, geochimiche e petrologiche, sarebbe avvenuta per cause tettoniche, dunque per una improvvisa depressurizzazione del feeding system profondo innescata dai sistemi di fratture presenti nel versante occidentale dell'Etna.

Si tratterebbe, inoltre, della prima grande evidenza di una transizione petrologica dei magmi in risalita nel sistema di alimentazione del vulcano. Esiste un pre- e un post-1974: uno snodo a partire dal quale il plumbing system etneo ha cominciato a ricaricarsi di un magma dalle caratteristiche marcatamente differenti da quello di epoca storica. Un basalto etneo atipico, ricco in vetro e privo di plagioclasio, che ha contribuito anche alle eruzioni di fianco del 2001-2003.

© MeteoEtna.com | Andrea Bonina


Bibliografia:

  • R.A. Corsaro,  N. Métrick, P. Allard, D. Andronico, L. Miraglia and C. Fourmentraux – The 1974 flank eruption of Mount Etna: an archetype for deep dike-fed eruption of basaltic volcanoes and a milestone in Etna's recent history. | Journal of Geophysical Research, vol. 114. Anno 2009.
  • INGV/OE – 40 ANNI FA: LA PECULIARE ERUZIONE DEI MONTI DE FIORE.

Immagine di copertina:

  • Il giovane cono del Monte De Fiore I in intensa attività stromboliana, visto dal vicino cono di Monte Rosso, sul versante occidentale etneo, nei primi di febbraio 1974. La vista è verso ovest, con i coni di Monti Tre Frati e, più lontano, Monte Ruvolo sullo sfondo. Foto di Jean-Claude Tanguy.

Andrea Bonina

Laureato in Geologia presso l’Università di Catania con tesi sperimentale sull'analisi e sulla modellistica della pluviometria e dei dissesti idrogeologici del versante nordoccidentale dell'Etna.

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